La Romagna alla conquista del mercato dei vini di lingua tedesca, l’Emilia sbanca col Lambrusco, Marche coi Rossi

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La Romagna si ritaglia uno spazio di assoluto rilievo nella guida Falstaff Vini 2027, riferimento per i mercati di lingua tedesca di Germania, Austria e Svizzera. Sono infatti otto le aziende romagnole selezionate dalla prestigiosa pubblicazione, per un totale di 39 etichette recensite tra diverse annate e tipologie.

A guidare la pattuglia sub-regionale è Drei Donà Tenuta La Palazza di Forlì, autentica protagonista sia tra i rossi sia tra i bianchi. Il punteggio più alto assegnato in Romagna va infatti al Vigna del Pruno Riserva Romagna Sangiovese Doc 2021, che raggiunge quota 94/100, risultando il miglior vino emiliano-romagnolo della guida. La cantina forlivese si distingue anche nella categoria dei bianchi grazie a Il Tornese Le Origini Chardonnay, premiato con 93 punti nelle versioni 2023 e 2022.

Alle sue spalle, con 92 punti, emerge una presenza ancora poco conosciuta nelle principali guide enologiche nazionali ma che gode della benedizione di James Sukling internazionale: Amaracmand di Sorrivoli, nel territorio cesenate, che si mette in evidenza con un Metodo Charmat Brut Nature 2023 ottenuto da uve Bombino. Lo stesso punteggio viene attribuito anche al Costa di Rose 2023 di Umberto Cesari, storica realtà di Castel San Pietro Terme, nel Bolognese che produce anche l’incrocio Merlese da Merlot e Sangiovese.

Scendendo a 91 punti, la graduatoria si arricchisce di nomi e stili differenti. Tra questi figura il Totma Pinot Nero 2023 della Tenuta Biodinamica Mara, mentre Poderi dal Nespoli, azienda di proprietà del gruppo Mondodelvino con sede a Cusercoli e Forlì, ottiene lo stesso riconoscimento con due vini: il Campodora Albana Secco 2023 e l’Orange Wine 2023 da uve Trebbiano e Pinot Bianco. Sempre con 91 punti si segnala anche la Rebola 2022 di Enio Ottaviani, tra le etichette più rappresentative del territorio riminese.

Con 90 punti invece nella guida Trerè, azienda situata tra Faenza e Castel Bolognese, grazie al rosato Tre Rose 2023, particolarmente amato dai teutonici.

Chiude il quadro romagnolo Tenute Tozzi Terra dei Gessi, realtà di Casola Valsenio che conquista 89 punti con il Bidibidì 2022, un Rosato Frizzante Metodo Ancestrale ottenuto da uve Pinot Nero. Un risultato che conferma la crescente attenzione della critica internazionale verso le interpretazioni più originali e territoriali del vino romagnolo.

In Emilia con 93/100 dominano i Lambruschi, di cui il mercato di lingua tedesca va ghiotto, con alcuni produttori: Cleto Chiarli, Cavicchioli, Medici Ermete, Bellei, Paltrinieri, Zanasi e Villa di Carlo. Con 92 appare anche Cantina della Volta, Venturini Baldini, Francesco Bellei. Con 91 si aggiunge Cantina Gualtieri e Cantina di Santa Croce, con 90 solo Cantina VentiVenti e dopo i soli Lambrusco arriva uno Chardonnay di Ceci e la Spergola di Venturini Baldini. Con 89 anche un Sauvignon Blanc di Il Poggiarello e il Lambrusco di Cantina di Carpi e Sorbara, con 88 la Cantina di Santa Croce, Pezzuoli, con 87 Fattoria Moretto. Diciannove le aziende in Emilia, da Bologna in su, con parecchi vini a testa e annate.

Con la guida dedicata al mercato di lingua tedesca, le province di Ancona e Pesaro-Urbino raggiungono un eccellente risultato, toccando quota 95 punti su 100. Un traguardo che potrebbe essere esteso all’intera regione Marche se non fosse per la straordinaria performance di una sola azienda, capace di piazzare ben tredici vini, tra diverse tipologie e annate, in una fascia di punteggio compresa tra 96 e il punteggio massimo di 100.

Sorprendentemente, nella parte settentrionale delle Marche non è il Verdicchio a conquistare la vetta della classifica. A dominare è invece un rosso firmato Santa Barbara, un Merlot in purezza dell’annata 2019, premiato con 95 punti. Appena un gradino sotto, con 94 punti, si colloca Pelago 2021 di Umani Ronchi, storico blend composto per il 50% da Montepulciano, per il 40% da Cabernet Sauvignon e per il restante 10% da Merlot.

I vini rossi continuano a dettare legge anche a quota 93, dove troviamo Otto Borghi 2022 di CasalFarneto, ulteriore interpretazione che unisce vitigni bordolesi e Montepulciano. Con 92 punti entra in scena Oscuro 2021 di Accattoli, assemblaggio ancora più articolato nel quale, oltre al Montepulciano e alle varietà internazionali tipiche di Bordeaux, compare anche una quota del 10% di Petit Verdot.

Scendendo a 91 punti fanno il loro ingresso due espressioni molto diverse tra loro della stessa azienda Tenuta di Frà: Ros’Anna 2024, rosato ottenuto da uve Lacrima di Morro d’Alba, e Don Giovanni 2022, interpretazione del Montepulciano che conferma la versatilità del vitigno simbolo del territorio assieme anche al Sangiovese.

Con 90 punti compare anche Komaros Rosato 2021 di Garofoli, anch’esso ottenuto da Montepulciano, un vino che ricorda come, appena oltre il confine regionale, in Abruzzo, la stessa tipologia sia comunemente identificata con il nome di Cerasuolo.

Bisogna invece attendere quota 88 per incontrare il primo e unico Verdicchio della graduatoria: Pao’ Orange Wine 2024 di CasalFarneto. A chiudere la selezione, con 85 punti, è Aventura 2020 dell’azienda Camafonte, espressione del Bianchello del Metauro, denominazione storica della provincia di Pesaro-Urbino.

Con appena sette aziende un risultato che racconta una Marche diversa da quella che molti si aspetterebbero. In una terra universalmente associata al Verdicchio, sono infatti i rossi, spesso impreziositi da vitigni internazionali, a conquistare il favore dei degustatori tedeschi. Stranezze del gusto? Forse. Oppure semplicemente il segnale di una regione vitivinicola molto più sfaccettata di quanto raccontino i luoghi comuni.

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Dall’Oltrepò Pavese al Conero passando dall’Emilia e dalla Romagna i Vini 2027 nelle maggiori Guide 2027

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Falstaff Wein Guide 2027

ROMAGNA

94
2021 Vigna del Pruno Predappio Riserva DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza Sangiovese

93
2023 Il Tornese le Origini Chardonnay Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay
2022 Magnificat Cabernet Sauvignon Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Vigna del Pruno Sangiovese Predappio Riserva DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Il Tornese Le Origini Chardonnay Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay
2021 Magnificat Cabernet Sauvignon Forlì IGT Drei Donà – Tenuta la Palazza Cabernet Sauvignon

92
2023 Madame TITì Rubicone Bianco IGT Brut Nature Amaracmand Bombino
2023 Costa di Rose Sangiovese Rubicone Rosé IGT Umberto Cesari
2022 Madonna del Pruno Sangiovese Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2021 Malise Sangiovese Rubicone IGT Umberto Cesari Sangiovese
2022 Umberto Rubicone Rosso IGT Umberto Cesari Merlese (incrocio Merlot & Sangiovese)

91
2023 Imperfetto Rubicone Rosso IGT Amaracmand Sangiovese
2023 Laurento Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2023 Totma Pinot Nero Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara
2023 Il Tornese Vino Bianco Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay Riesling
2023 Poderi dal Nespoli – Campodora Albana Secco Romagna DOCG Mondodelvino
2023 Poderi dal Nespoli – Orange Wine Rubicone Bianco IGT Mondodelvino Trebbiano & Pinot Bianco
2022 Laurento Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2022 Liano Sangiovese Cabernet Sauvignon Rubicone IGT Umberto Cesari
2022 Notturno Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza Sangiovese
2022 Notturno Sangiovese Romagna Predappio DOC Drei Donà – Tenuta la Palazza
2022 Clemente Primo Bianco Rubicone IGP Enio Ottaviani Riesling Sauvignon Pagadebit
2022 Rebola Colli di Rimini DOP Enio Ottaviani Grechetto

90
2024 Perimea Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2024 Mary Rose Rosato Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara Sangiovese
2023 Liano Sangiovese Cabernet Sauvignon Rubicone IGT Umberto Cesari
2023 Sangiovese Romagna Riserva DOC Umberto Cesari
2023 Perimea Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2023 Tre Rose Ravenna Rosato IGT Trerè Sangiovese
2022 Guiry Sangiovese Rubicone IGT Tenuta Biodinamica Mara
2022 Imperfetto Sangiovese Rubicone IGT Amaracmand
2022 Il Tornese Vino Bianco Drei Donà – Tenuta la Palazza Chardonnay

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Anche gli stellati vanno al Ristorante e The Fork li interroga

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Gli chef scelti dagli stellati: un viaggio da Ancona a Milano attraverso le nuove eccellenze della cucina italiana

Chi sono gli chef indicati dagli stellati Michelin, in un ideale percorso che parte da Ancona, attraversa la Romagna e l’Emilia, fino ad approdare a Milano? In attesa del 27 ottobre, quando verrà annunciato il più votato dalla giuria popolare online, emerge una mappa di nomi e locali che hanno conquistato il gotha della ristorazione: stellati, pluristellati, ex stellati e, perché no, anche pizzaioli di fama.

Rimini: Fuba, la giovane promessa che corre veloce
A Rimini, Fusi e Barletta del Fuba sono stati segnalati da due colleghi di peso: Jacopo Ticchi del ristorante Da Lucio e Davide di Fabio di Dalla Gioconda a Gabicce Monte, entrambi stellati. Il locale, che ha appena compiuto un anno, è già entrato come new entry con tre Forchette Falstaff e un punteggio di 92, e molti scommettono su un imminente ingresso nella Guida Michelin di ottobre o gennaio in avanti.

Accanto ai due chef patron, completano la squadra un maître sommelier di origine sivigliana e un pasticcere presente anche nei servizi del pranzo. La cucina si muove tra carta e percorsi degustazione, compreso un itinerario vegetale dove il pinzimonio diventa un sorprendente pre-dessert. Le guide in uscita sembrano già aver colto la qualità del lavoro dell’intera brigata.

Milano: Langosteria Montenapoleone, il brand che punta in alto
A Milano, Langosteria Montenapoleone non avrebbe bisogno di presentazioni. Il brand, noto per affidarsi a chef di grande esperienza – spesso già stellati – ha raccolto consensi autorevoli: Viviana Varese, oggi alla guida della cucina di un hotel tre Chiavi Michelin; Antonio Guida, due stelle al Mandarin; Chiara Pavan e Francesco Brutto, una stella a Venissa.

Nessuna Langosteria nel mondo ha ancora ottenuto una stella, ma molti osservatori ritengono che almeno una sede sia ormai vicina al traguardo, complice anche una cantina di livello notevole.

Piacenza: Sant’Agostino e il talento di Mauro Brina
A Piacenza, Sant’Agostino guidato dallo chef Mauro Brina è stato indicato da Isa Mazzocchi de La Palta, a sua volta in forte ascesa, e da Alessandro Gavagna della Trattoria dal Cacciatore La Subida in Friuli Venezia Giulia. Le aspettative sono alte, anche perché la presentazione della nuova Guida Michelin avverrà proprio al vicino Teatro Comunale della città, dove in passato hanno brillato due stelle.

Milano e la pizza che dialoga con l’alta cucina
La contaminazione tra pizzerie e ristoranti è sempre più evidente. A confermarlo è Sasà Martucci, il più solare dei fratelli, che nella sua sede milanese ha conquistato estimatori come Giuseppe Torrisi di Cortile Santo Spirito a Siracusa e Andrea Aprea, due stelle Michelin.

Gaggiano: Thelema, il record di consensi
Il primato dei consensi nel milanese va a Thelema di Gaggiano, guidato da Simone Tricarico. A indicarlo sono nomi del calibro: Andrea Berton, ex due stelle; Simone Cantafio, già due stelle in Giappone; Alessandro Negrini e Fabio Pisani, due stelle da Aimo e Nadia; Sara Scarsella, una stella al Sintesi di Ariccia; e persino Giancarlo Perbellini, tre stelle attuali.

Bologna: Zivieri, la rinascita dell’ex Pappagallo
A Bologna la novità si chiama Zivieri, ma in realtà si tratta del rinnnovato ex Pappagallo, storico stellato del secolo scorso. Il progetto porta la firma del pluristellato Igles Corelli e dell’executive Lorenzo Biagioni, e ha già ricevuto il plauso di Giacomo Devoto della Locanda dei Banchieri, al confine tra Toscana e Liguria.

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Il Gambero Rosso rivoluziona la Guida ai Bar

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Ops, cadono le Tazzine.
È il primo pensiero che viene sfogliando la nuova Guida ai Bar d’Italia 2027 del Gambero Rosso, soprattutto se si guarda alla Romagna. La sensazione è chiara: dove prima brillavano i Chicchi, ora il sistema di valutazione si è assestato sulle sole Tazzine, e il cambio di metrica ha ridisegnato la geografia dei Bar Caffè di qualità.

A Castrocaro Terme arriva subito una doccia fredda: una Tazzina in meno.
A Cattolica tutto fermo, tre Tazzine e stop, perché i Chicchi non vengono più assegnati.
A Cervia, invece, Officine del Sale scende a due Tazzine.

La mappa continua a cambiare:

A Cesena esce Le Vie del Caffè.
A Faenza, Sebastiano Caridi perde una delle tre Tazzine, e lo stesso accade a Frankie, che da due scivola a una.
Va meglio a Forlì, dove il campione mondiale dei tostatori Rubens Gardelli, forte dei suoi 3 Chicchi, passa ora a due Tazzine, migliorando rispetto alla singola che aveva.
A Rimini, Caffè Ducale replica lo stesso movimento.
Lugo sparisce come località.
A Morciano si perde una Tazzina su due.
A Ravenna escono Caffè Letterario, La Schiccia e Darsena Caffè scende a una Tazzina, idem Al Duomo.

Il quadro si fa più vivace nel riminese:

Caffè Pascucci Shop conquista la seconda Tazzina.
Rinaldini scende a due.
Esce Primo Miglio.

Arrivano due novità: Manì, premiato come novità dell’anno nazionale con due Tazzine, e Meraki Pasticceria in via Covignano a la Maison Blu.

Riccione un ex 3Chicchi 3Tazzine dal 2014 al 2019 ora si stabilizza con 2Tazzine e 2Pani, è il caso di Lievita dei fratelli Battazza.

A Santarcangelo si sale a due Tazzine da Nino Conti, confermando una tendenza ormai evidente: il Gambero Rosso ha sommato Chicchi e Tazzine e diviso per due, premiando chi eccelleva in entrambe le dimensioni e penalizzando chi aveva un caffè più debole. Chi arrancava sul fronte della qualità è stato declassato o escluso.

Chiude il quadro un’altra novità, direttamente con due Tazzine: Il Cucinino, ad Acerboli, antico nome della località che ha dato i natali a Tonino Guerra e Raffaello Baldini.

Nella provincia di Bologna la mappa dei bar cambia improvvisamente volto. La nuova Guida ai Bar d’Italia 2027 registra un’impennata di riconoscimenti: Allegra e Forno Brisa uniti nel corwfunding conquistano le Tre Tazzine, un risultato che conferma la solidità dei loro precedenti Tre Chicchi, ora inglobati nel nuovo sistema di valutazione, “nascosti” e ben macinati dentro le tazze.

Per Forno Brisa il capitolo non si chiude qui: sono arrivati da tempo anche i Tre Macinini per lo specialty Jikawa Papua Nuova Guinea, monorigine in filtro, e le Tre Rotelle dedicate alle pizze al taglio, già ottenute/i prima di questo nuovo traguardo. È un momento di slancio per Bologna, che vede finalmente il massimo riconoscimento anche nel cuore della città, dove finora i soli detentori erano oltre la tangenziale: Gino Fabbri e Gabriele Spinelli a Pianoro.

La crescita non si ferma. Aroma, forte dei suoi tre ex Chicchi, sale a Due Tazzine, così come Terzi e Melée Café, che di Chicchi ne aveva due.
Tra le new entry, Mood24 con gestione cinese debutta direttamente con Due Tazzine, seguito da Corner Bar.
In discesa invece Ristò Pallotti, che scende a Una Tazzina, insieme a Naama.
Nuovi ingressi a Una Tazzina anche per Casa Nia col brunch tutti i giorni e che la domenica viene narrato, Amali, Doppio Civico e Vecchia Dogana.

La lista degli esclusi è lunga e segna un vero cambio di passo: escono La Borbonica, BURO Café, Sebastiano Caridi, D’Azeglio, Emporio Armani, Il Forno di un Chicco, Gamberini, Lampadina, Mister Coffee Bistrò, Sartoria Gastronomica, Velluto e Zanarini, quest’ultimo in fase di cambio gestione, nel 2027 da Antonazzi si passa a Vecchia Malga.

La provincia continua a muoversi.
A Imola spunta una novità significativa: Bar Brutto entra direttamente con Due Tazzine, mentre Antico Bar Fiat ottiene Una Tazzina. Caffè Bologna perde una Tazzina.

A San Pietro in Casale, Palladino Café retrocede a Una Tazzina.
A Ferrara tutto resta stabile, salvo l’uscita dell’Emporio della Piazza e il declassamento di Frignani, ora a Una Tazzina.
A Cento, La Farmacia scende anch’essa a Una Tazzina.

In Emilia la nuova Guida ai Bar d’Italia 2027 ridisegna una geografia che, tra cadute eccellenti e poche conferme, racconta un territorio in piena trasformazione.
A Modena, un tempo città simbolo con Tre Tazzine e Tre Chicchi, la situazione è radicalmente cambiata: l’unico locale che poteva ambire a risalire, Mon Café, scende a Due Tazzine. Anche Cathedrali perde terreno e resta con Una Tazzina. La selezione si assottiglia ulteriormente con l’uscita di Maison Livre, Caffè dell’Orologio e Caffetteria Giusti.

In provincia, il movimento è più articolato.

A Carpi, Farina del tuo Sacco sale a Due Tazzine, mentre B.Officina retrocede a Una.
Scompare Campogalliano con l’uscita de La Golosa.
A Mirandola, Busuoli conserva le sue Due Tazzine, mentre a Vignola la guida perde Café Terzi e Tola Dolza ripiega a Una Tazzina.

Il quadro si fa ancora più netto a Reggio Emilia, dove in città non compare alcun bar nella guida 2027: è sparito anche l’unico presente l’anno scorso, Drip Coffee Lab.

La provincia, invece, si arricchisce di nuove presenze:

Boretto entra con Una Tazzina alla Pasticceria Emy,
Castelnovo ne’ Monti con Pastry Pop, anch’essa premiata con Una Tazzina,
Correggio con Spiriti Allegri,
mentre Novellara conferma le sue storiche Tre Tazzine del Bar Roma, celebre anche per i Tre Chicchi mantenuti per oltre dieci anni.
A Parma la selezione si assottiglia: Anima esce dalla guida e Dolceamaro scende a Una Tazzina.

In provincia tutto resta stabile, sia a Sorbolo sia a San Secondo Parmense, dove la Nuova Pasticceria Lady continua a regnare incontrastata con le sue Tre Tazzine da oltre un decennio.

Chiude il quadro una nota significativa: nella provincia di Piacenza non risultano bar presenti nella guida 2027, un’assenza che pesa e che evidenzia un territorio ancora in cerca di riferimenti solidi secondo i criteri del Gambero Rosso.

Milano accoglie una sola novità tra le tre Tazzine: Pan, che porta un angolo di Giappone in città e porta a cinque gli indirizzi meneghini premiati con il massimo riconoscimento, insieme a Cafezal, Loste Café, L’Île Douce e Pavé.

Tra le due Tazzine fa il suo ingresso Rito, affiancato da Fatum Café e Via Stampa, novità 2027.

Diversi nomi storici, invece, arretrano a causa del nuovo sistema. Cova scende da tre Tazzine e due Chicchi a sole due Tazzine, lo stesso destino che tocca a Clivati, Savini 1867, illy Caffè (entrambi), Iginio Massari, Cracco Caffè — che perde l’unico Chicco —, Marlà (Premio Pasticcere Emergente 2020), Gattullo e Faak.

Orsonero Coffee retrocede a due Tazzine, mentre Marchesi 1824 mantiene il doppio riconoscimento ma perde i tre Chicchi, segnando una delle variazioni più significative dell’edizione.

Tra le una Tazzina, One – Bread Lab scende di categoria, raggiungendo Rizzo – Come a Casa, Cléa Pasticceria Culinaria, Bar Luce, Risplendent, Giacomo Caffè Letterario, Moriondo, Scaringi, Viscontea, Montalcino Caffè, Sissi e Sant Ambroeus.

Le new entry 2027 con una Tazzina sono Naëve, Signor Lievito, La Bruna, Fioraio Bianchi, Luceferma, Lùbar e Atelier Prato, che arricchiscono la mappa cittadina con nuove identità e stili differenti.

Escono invece dalla selezione 10 Corso Como Café, Baunilla, Biancolatte, BIOCH, Casamarrò, Giovanni Cova & C., Caffetteria Leonardo, Maré, Martesana, Nudo Artisan Coffee, Caffè Pascucci, Peinci Bakery, Rinaldini, Romanengo 1780, Sugar, Taveggia, Tutto Bene, Grazie e Torrefazione Vercelli.

Nella provincia di Milano il quadro si muove, ma con un punto fermo: la pasticceria continua a regnare forte grazie alle sue tre Torte, mentre sul fronte dei bar si registra un arretramento. Besuschio, storico riferimento di Abbiategrasso, scende infatti a due Tazzine, penalizzato dall’unico Chicco che deteneva.

Resta invece stabile La Bottega del Pane a Senago, che conferma le sue due Tazzine senza variazioni.
A Lodi la situazione è più movimentata: Masseroni retrocede a una Tazzina, complice il fatto che aveva soltanto un Chicco.

A Cremona, invece, tutto immutato: la Torrefazione Vittoria conserva le tre Tazzine conquistate per la prima volta lo scorso anno, insieme ai tre Chicchi, confermandosi una delle realtà più solide della guida.

A Crema si mantiene la doppia Tazzina per 16.99, che aveva due Chicchi, mentre Dalé Arte Dolce e Salata scende a una sola Tazzina, nonostante anche qui fossero presenti due Chicchi: un segnale chiaro del nuovo equilibrio imposto dalla guida.

La provincia di Pavia concentra tutto nel capoluogo, dove gli indirizzi presenti ottengono una Tazzina a testa: Vigoni, Fratellino, Dolce e Il Voltino – Caffetteria Sperimentale, questi ultimi indicati come nuove entrate.

Scompaiono invece dalla selezione Pasticceria Demetrio e Caffè Janko, una uscita particolarmente significativa considerando che quest’ultimo vantava tre Chicchi.

Nelle Marche la nuova Guida ai Bar d’Italia 2027 disegna un panorama che, tra conferme e piccoli scossoni, racconta una regione in equilibrio.
In provincia di Pesaro e Urbino tutto resta immobile, salvo una lieve flessione: Alberini by Santini scende a Una Tazzina, mentre El Cid e Palas Café escono dalla guida. Una stabilità che non sorprende, ma che evidenzia un territorio in attesa di nuovi protagonisti.

Va meglio a Fano, dove il movimento è più vivace: Caffè Centrale retrocede a Due Tazzine, mentre Curcuma entra per la prima volta con Una Tazzina, segnando una piccola ma significativa novità.

Il quadro cambia radicalmente ad Ancona, che il Gambero Rosso continua a considerare una città poco brillante sul fronte dei bar. Qui resta un solo locale in guida: Giuliani, che scende a Una Tazzina. Alla Tazza d’Oro esce, lasciando il capoluogo con una presenza minima e un segnale chiaro: la qualità, almeno secondo la guida, fatica a emergere.

La provincia, invece, si muove.
A Senigallia arriva una novità importante: Ser Caramello conquista Due Tazzine, mentre Pandefrà scende a Due Tazzine ma conferma i suoi Tre Pani, e Saffi Caffè retrocede a Una Tazzina.

A Jesi, solo Bardi scende a Una Tazzina.
Si aggiunge una nuova località: Fabriano, che entra in guida grazie a Luce Bar, premiato con Una Tazzina.
Un’altra new entry geografica è Ostra, dove Golosamente ottiene Una Tazzina.

Il resto del territorio resta stabile, compresa la storica eccellenza di Loreto, che conferma le sue Tre Tazzine — già Tre Chicchi — da oltre dieci anni, un primato che continua a distinguere la città nel panorama regionale.

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Con Falstaff arrivano le prime novità 2027 con qualche gaffe

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Una nuova guida si fa largo nel panorama ormai affollato delle pubblicazioni gastronomiche italiane. Quest’anno arriva addirittura prima di tutte le altre, cogliendo di sorpresa addetti ai lavori e appassionati: lunedì 28 settembre segna il debutto di Falstaff, directory mondiale che tenta di fare ciò che Michelin e Gault Millau propongono da tempo, ma con un approccio più digitale e immediato. L’app, già operativa, include anche l’Italia, con qualche variazione inattesa nei punteggi dei piani alti.

La mappa interattiva, pur con qualche svista, mescola ristoranti e pizzerie, enoteche, bar più cantine. Hotels e vini arriveranno più avanti. Fra gli indirizzi compaiono locali scelti con criteri che sembrano originali, accanto ad altri che non esistono più. Falstaff, nata tra Germania e Austria, ha una sede anche a Lana, tra Bolzano e Merano. C’è già chi festeggia il titolo di “migliore” della propria regione e chi si accontenta di esserci, in attesa che le guide tradizionali tornino a dettare il ritmo. Per qualche giorno, però, si parlerà solo di questa.

E già lunedì 26 ottobre si annuncia una sorta di tabula rasa nel mondo delle pizzerie, con l’auspicio che la Guida del Gambero Rosso 2027 porti nuovi Spicchi invece dei soliti noti.

La Romagna secondo Falstaff
Partiamo dal confine con i Lidi Ferraresi e Ravenna, dove un ristorante quasi nascosto si affaccia sulla via principale che costeggia l’Adriatico. La Trattoria Primaro Ca Longa non si trova direttamente sulla SS 309, ma dietro alcuni capanni affacciati sul Reno, nel cuore del Parco del Delta, proprio di fronte al Tiro a Segno. Finora segnalata solo dalle riviste turistiche come luogo di ristoro, è aperta soprattutto a pranzo, escluso il lunedì. La famiglia Giacovelli la gestisce da diciotto anni, dopo esperienze stagionali fra Marina Romea e Porto Corsini, con l’obiettivo dichiarato di restare aperti tutto l’anno. Qui l’anguilla è regina in tutte le sue versioni, e non mancano le rane – da prenotare con un giorno di anticipo – a prezzi popolari.

Le cose cambiano a Casalborsetti: Bella Romagna, ristorante dell’omonimo albergo, risulta chiuso da almeno tre anni e non serve nemmeno le colazioni. In pratica, è disponibile per chi volesse affittarlo. A Marina Romea, invece, Villa Mercurio è il Bagno – uno dei pochi segnalati – che ha appena concluso la stagione.

A Marina di Ravenna Falstaff segnala Alma, ristorante “al mare” ma senza spiaggia, con ingresso diretto sul Viale delle Nazioni. Esiste dal secolo scorso grazie allo chef patron Massimo Foschini. A Punta Marina compare la prima pizzeria: l’arcinota Centopizze. A Milano Marittima si parla della Frasca, anche se è chiusa da tempo.

Nell’entroterra spuntano punteggi importanti:

Cucoma di San Pancrazio ottiene 86,

La Baita di Faenza arriva a 91,
Osteria Erbaluce di Cesenatico – novità Michelin 2026 – conquista 91,

Terre Alte a Longiano si ferma a 89,

Ristorante del Lago ad Acquapartita raggiunge 91,

Il Circolino di Rimini, nuova entrata, ottiene 85 e potrebbe essere una sorpresa anche per altre guide in arrivo.

E poi c’è Fuba, che vola addirittura a 92.

Giuliano Canzian è presente su Falstaff con i suoi tre ristoranti segnalati da Michelin e Slow Food.
Al confine con le Marche, l’Osteria dell’Accademia di Montegridolfo riceve 89, forte della sua cucina artusiana.

A Riccione Falstaff indica solo Birrodromo Pub e Pizza, a cui va 85. La Brasserie, segnalata come ristorante, è chiusa da anni. E il Ritrovo del Vecchio Forno, indicato come riccionese, in realtà si trova a 15 km, dentro il Castello di Montegridolfo.

A Santarcangelo non poteva mancare La Sangiovesa, con 92, e Oreste, locale avviato dalla signora Cracco, che arriva a 93. Gino il Matto sembrerebbe non esistere più: al numero indicato risponde un privato. Per fortuna Google restituisce il contatto corretto. Il ristorante, con punteggio 86, si trova sulla collina di Covignano, nei pressi dell’Azienda Vinicola San Valentino, aperto solo la sera dal giovedì alla domenica, specialità pesce.

A Tèra di Sogliano al Rubicone va un sorprendente 93, valore alto per una piccola osteria. Da quelle parti anche Allegrìa, a Mercato Saraceno Alta, vola decisamente più basso.

Infine, in centro a Ravenna, nei pressi del Teatro Alighieri, Falstaff segnala l’osteria Dei Battibecchi, nome che richiama la celebre “Giarrettiera” di Shakespeare, citata anche da Verdi nell’adattamento di Arrigo Boito.

Cucina d’Autore, una sola novità in Romagna

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A Rimini gli Oscar nazionali dell’Estate appena terminata

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L’estate sta finendo, cantavano i Righeira, quelli che in quell’anno famoso andavano alla playa oh-oh-oh-oh. In Romagna, con settembre, il conto alla rovescia è già iniziato: siamo al weekend decisivo. A Lido di Classe annunciano la chiusura domenica 27, con un grande buffet da 150 persone per salutare la stagione. Poi una decina di giorni per sistemare tutto, anche perché da qualche tempo non è più consentito fare il bagno. L’appuntamento è al prossimo anno, con una Pasqua anticipata. Ma, a ben vedere, il mondo balneare non ha ancora chiuso davvero i battenti.

Dal 14 al 16 ottobre Rimini ospiterà InOut, la fiera di settore che, nell’attesa, ha già svelato i Best Beach 2026, suddivisi in tre categorie: Best Beach Bar, Best Beach Design e Best Italian Beach. La novità di quest’anno è l’introduzione, per la prima volta, di un vincitore assoluto della undicesima edizione, che verrà annunciato giovedì 15 ottobre alla Beach Arena, nel pomeriggio, dalle 16.20.

Non resta che fare il tifo per l’unico rappresentante romagnolo tra i nove finalisti selezionati nelle varie categorie, in arrivo anche da Puglia, Sardegna, Campania, Calabria e Toscana. Per la Romagna si tratta dell’unico stabilimento stazionario riconfermato al terzo posto nella categoria dedicata a chi eccelle in ristorazione, cocktail, intrattenimento e vita serale: Oxide, a Lido di Classe, in provincia di Ravenna.

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Non dite agli americani che il Sangiovese è soprattutto in Romagna

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Ci voleva una foto di Wine Spectator, con quella mappa così esplicita, per risvegliare i romagnoli. È successo, e non sorprende: la rappresentazione grafica conferma una realtà commerciale che nessuno, ormai, può mettere in discussione.

In verde scuro campeggia Montalcino, l’area più importante al mondo per un vitigno che, essendo autoctono, ha trovato qui la sua patria definitiva. Un uva capace di generare un indotto turistico unico: alberghi di livello internazionale nati e cresciuti grazie al richiamo del Brunello.

Il verde si fa poi più chiaro nella piccola ma preziosa zona di Montepulciano, sempre in provincia di Siena, e nella più vasta area del Chianti Classico, che abbraccia il territorio senese e una porzione confinante con Firenze. Attorno, come un alone più tenue, compare il Chianti “semplice”, colorato in un verde giallino che si estende fino all’entroterra pisano e livornese.

La mappa, però, commette un errore evidente: l’area a Sud e a Ovest di Montalcino viene valutata come se fosse Chianti Classico solo perché ricade nella provincia di Grosseto vicina all’epincentro montalcinese. Una semplificazione cartografica che non rispecchia la realtà viticola.
Il resto della Toscana dove il vino fa quasi schifo è colorato in viola, una tinta che la mappa applica anche all’intera Emilia-Romagna, come se fosse un blocco indistinto.

Ed è qui che nasce la proposta: aggiungere il verde scuro anche alle zone del forlivese, dove la qualità ha dell’uva da sempre ha livelli tali simili a quelli della provincia di Siena vocata, da meritare una collocazione più autorevole. E colorare di un verde meno giallo — più vicino a quello del Chianti Classico — l’intera fascia collinare romagnola, che da anni esprime vini di struttura e identità.

Un puntino, poi, andrebbe messo anche su Torgiano, in Umbria: un territorio che, con regolarità quasi matematica, ottiene il massimo riconoscimento nelle dieci migliori guide basate su degustazioni alla cieca. Ignorarlo sarebbe un errore di incompetenza degli esperti di Wine Spectator che spesso confondono Montepulciano con l’Abruzzo.

Vista così, la mappa acquista credibilità: Montalcino al centro, il Chianti Classico a Nord, Montepulciano a Est, tutte aree già protette da consorzi solidi. Il vuoto fra Montalcino e Castelnuovo Berardenga esiste, proprio come quello fra Barolo e Barbaresco. Ma questo non significa che non debba comparire anche la Valtellina, con la sua interpretazione del Nebbiolo, degna di una valutazione corretta e non di un’assenza.

Se può servire a dare una misura globale, il Sangiovese resta un vitigno profondamente italiano: oltre il 90% della produzione mondiale nasce entro i confini nazionali. Quel che rimane si disperde in pochi poli d’adozione — Mendoza in Argentina, alcune zone della California, la Corsica, e le aree australiane di McLaren Vale e Adelaide Hills — territori che hanno imparato a interpretarlo, ma senza scalfire la sua identità mediterranea.

In Italia, la geografia del Sangiovese è dominata dalla Toscana, che da sola concentra circa il 70% della produzione nazionale. Un mosaico complesso: oltre la metà confluisce nel Chianti DOC, un altro quarto nel Chianti Classico DOCG, mentre una quota importante si eleva nella denominazione più celebre, il Brunello di Montalcino DOCG. A seguire, come una scala naturale di vocazioni, compaiono il Morellino di Scansano, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, il Montecucco DOCG e il Carmignano DOCG, ciascuno con la propria sfumatura territoriale.

L’altra grande casa del Sangiovese è l’Emilia-Romagna, dove si concentra soprattutto in quest’ultima poco più di un decimo della produzione italiana. Qui il vitigno si esprime soprattutto nella tipologia Sangiovese Superiore DOC, che rappresenta circa due terzi del totale regionale.

In Umbria, il Sangiovese vale circa un ventesimo della produzione nazionale. Più del 10% di questo volume si identifica nella storica denominazione Torgiano DOC, mentre una quota leggermente inferiore confluisce nel Montefalco DOC, dove il vitigno accompagna il locale Sagrantino.

Il resto si distribuisce nelle altre regioni italiane, spesso in piccole produzioni che contribuiscono a completare il quadro di un vitigno che, pur essendo coltivato nel mondo, trova in Italia la sua vera patria.

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Bibenda 2027 Focus Emilia Romagna, Pavia, Pesaro e Ancona

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LOMBARDIA
CASTELLO DI CIGOGNOLA Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosé Moratti Cuvée dell’Angelo Riserva 2020

EMILIA ROMAGNA
CANTINE CECI Otello Nero di Lambrusco 1813
ENIO OTTAVIANI Rimini Rebola 2025

Romagna Sangiovese
FATTORIA NICOLUCCI Superiore Predappio di Predappio Vigna del Generale Riserva 2023
SAN PATRIGNANO Superiore Avi Riserva 2023
GIOVANNA MADONIA Bertinoro Ombroso Riserva 2023

TERRABUSI Brisighella Rio Contro 2022
FATTORIA ZERBINA Romagna Albana Passito Scaccomatto 2024
LA TOSA Gutturnio Superiore Vignamorello 2024
UMBERTO CESARI Resultum 2022

MARCHE
Castelli di Jesi Verdicchio Classico
ANDREA FELICI Vigna Il Cantico della Figura Riserva 2022
CIMARELLI Superiore Due Stille 2024
FATTORIA CORONCINO Superiore Il Coroncino 2025

FILODIVINO Dino Riserva 2022
GAROFOLI Superiore Podium 2023
LA STAFFA Rincrocca Riserva 2023
MANCINI Riserva 2022
MAROTTI CAMPI Salmariano Riserva 2023
MONTECAPPONE Utopia Riserva 2022
SANTA BARBARA Superiore Stefano Antonucci 2024
TENUTA VILLA BUCCI Villa Bucci Riserva 2023
UMANI RONCHI Plenio Riserva 2024
VALLEROSA BONCI Superiore San Michele 2024

SARTARELLI Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito 2024
BUSCARETO Ammazzaconte Riserva 2024
VIGNAMATO Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito Antares 2024
FATTORIA LE TERRAZZE Vision of J. 2021

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L’Emilia diventa capitale dell’accoglienza, dopo Modena tocca a Bologna e Reggio ricevere le Chiavi Michelin

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L’Italia continua a confermarsi numero uno assoluta dell’hôtellerie mondiale, e la Guida Michelin, ancora una volta, dimostra di saper leggere con attenzione il panorama internazionale, segnalando le realtà più significative da un continente all’altro. A pochi giorni dalle rivelazioni dei World’s 50 Best Hotels, la fotografia è chiara: il sistema di valutazione Michelin resta coerente, capillare, e spesso anticipa tendenze che altre classifiche non colgono.

Lo dimostra la promozione da due a tre Chiavi di un albergo aperto appena lo scorso anno a Firenze, già new entry e tuttavia assente nei primi cento dei Best appena pubblicati. Un segnale forte, che ribadisce come i criteri Michelin seguano una propria logica, indipendente e immediata. E lo conferma anche il nuovo tre Chiavi di quest’anno, situato a Venezia: una città sorprendentemente assente nella classifica sponsorizzata da Acqua Panna e San Pellegrino, ma che per Michelin merita invece un posto di rilievo.

Scendendo i gradini, le novità a una Chiave ridisegnano la mappa italiana con precisione chirurgica. Le Marche che avevano solo due indirizzi: Filodivino nei Colli di Jesi e Interno Marche a Tolentino, quest’ultimo appena premiato con la Chiave non da Tod’s ma da Nazareno Gabrielli, si ribellano in un curioso intreccio di storia industriale e ospitalità. L’Emilia rompe il monopolio di Bottura con una Chiave sia a Bologna, nell’ex Baglioni, che in provincia di Reggio Emilia, presso una cantina che ha saputo trasformare il Lambrusco con l’accoglienza.

Le restanti Chiavi singole vanno dove la qualità è ormai consolidata: Alto Adige, Campania, Sardegna, Puglia, Toscana, Lombardia, Sicilia, Umbria, Basilicata, Piemonte. Regioni che continuano a rappresentare l’ossatura dell’ospitalità italiana. Tre hotel ricevono direttamente due Chiavi – a Matera, Milano e Positano – mentre altrettanti salgono a due a Cernobbio, Portofino e Savelletri.

In totale, i nuovi tre Chiavi sono quattro: alla new entry veneziana si aggiungono Amalfi, Firenze e Portofino, tutte promosse dalle due Chiavi dell’anno precedente. Restano invece ancora senza riconoscimento della Chiave Friuli Venezia Giulia, Molise e Calabria, mentre nessuna novità arriva quest’anno per Val d’Aosta, Liguria, Trentino e Abruzzo.

E tornando al confronto con i 50 Best, emerge un dato interessante: tutti gli alberghi italiani presenti nella classifica internazionale hanno tre, o almeno due, Chiavi Michelin. Non si registrano quindi le dissonanze che talvolta si vedono nella ristorazione, dove il migliore può avere una sola stella. Qui, l’allineamento è netto: le eccellenze italiane dell’hôtellerie sono riconosciute come tali da entrambe le grandi istituzioni del settore.

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Storia della Guida Michelin nella Repubblica di San Marino

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Sulla lunga dorsale della Via Emilia, dall’Adriatico fino a Milano, c’è un dettaglio che spesso sfugge: un piccolo Stato incastonato in Romagna, stretto tra Marche, Umbria e Toscana. Un luogo che sembra vivere in una dimensione parallela, dove il segnale telefonico è quasi esclusivamente Tim e l’eco della Democrazia Cristiana pare non essersi mai del tutto dissolta. Un microcosmo del secolo scorso, con la benzina a 1,70 euro al litro e una ristorazione che sorprende per prezzi e identità.

Da Cesare, ad esempio, si parte da 35 euro per tre piatti; alla Terrazza, in un altro hotel, quattro portate ne costano 40. I vini locali, in realtà, non esistono: le uve vengono conferite dagli agricoltori alla Cantina Sociale Sammarinese, unico presidio enologico del territorio. Siamo nel cuore del Montefeltro, e dal ristorante guidato da Saverio Guida la vista abbraccia quasi a 360 gradi il paesaggio, includendo il Palazzo del Governo e la piazza dove, fino a pochi anni fa, brillava una stella Michelin. Stessa cosa per l’Olio.

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